
Scopri i dintorniDovadola è un borgo medievale situato tra due guadi del fiume Montone, in una rigogliosa valle dell'Appennino, ricca di tartufo bianco. Il paese è dominato dalla Rocca dei Conti Guidi, della quale però, rimane solo una torre quadrata del XII secolo il cui interno ospita sei stanze sovrapposte collegate da una scala a chiocciola. Intorno alla rocca si estende la cinta muraria, antica fortificazione fiorentina, dove si trova anche la Torre dell'Orologio, così chiamata per l'orologio sulla facciata occidentale. Nella zona antica si può visitare anche l'Oratorio di S. Gennaro in S. Antonio, che conserva diverse opere di pittura settecentesca. Nella zona moderna si può ammirare l'Abbazia di S. Andrea, un esempio di fusione tra architettura medioevale e rinascimentale, influenzata dalla cultura toscana. Altri monumenti di interesse sono la Fondazione Benedetta Bianchi Porro, appartenuta al famoso glottologo ed orientalista Antonio Ranieri Biscia, e la Chiesa della SS. Annunziata, una chiesa a navata unica con tre cappelle per lato e un presbiterio aperto ad arco trionfale, di stile settecentesco.

È una località che si trova a 7Km da Dovadola ed ospita un eremo dedicato a Sant'Antonio da Padova, che costituisce il più importante santuario antoniano dell'Emilia-Romagna. L'eremo è oggi abitato dalle Monache clarisse, precedentemente dimoranti nel Monastero di santa Chiara di Faenza. All'interno della chiesa è custodita una reliquia del Santo, recentemente prelevata dal corpo custodito presso la Basilica di Sant'Antonio di Padova. Nei pressi del santuario, seguendo il "sentiero della speranza", si raggiunge la piccola cappella ("grotta"), che ricorda il luogo in cui il Santo secondo la tradizione si raccolse in preghiera. Il "viale dei mosaici" mostra invece la storia del santuario. Dall'eremo ha la sua partenza il pellegrinaggio detto Cammino di Assisi.

Il paese ha il suo cuore in Piazza Garibaldi e qui si percepisce l'influenza toscana dalla pavimentazione in cotto. Il singolare sviluppo triangolare è delineato dai portici sorretti da colonne in pietra modellate con scalpello. La piazza è dominata dalla torre dell'Orologio risalente alla fine del 600 alla cui base c'era la bottega dell'artigiano calzolaio la quale contiene ancora i suoi attrezzi e strumenti di lavoro. Dalla piazza del Buginello si accede alle antiche carceri che ospitano una mostra di pietre dure.

Incantevole paese medievale segnalato dal Touring Club con la bandiera arancione per l'ottimo stato di conservazione della struttura urbanistica sviluppata su tre livelli. La parte alta è costituita dalla torre che faceva parte del castello dei Guidi, dalla Pieve ed il palazzo del Podestà. Nel livello intermedio ci sono i palazzi nobiliari fra i quali troviamo quello della famiglia Portinari. Si racconta che proprio qui nacque l'amore fra Beatrice e Dante. Il livello più basso, costruito a ridosso del fiume, contiene il fascinoso Borgo formato dalle antiche case degli artigiani da cui si accede al bellissimo Ponte della Maestà.

La Cascata dell'Acquacheta è una spettacolare caduta d'acqua di oltre 70 metri che si trova nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, al confine tra la Toscana e l'Emilia Romagna. È stata resa famosa da Dante Alighieri, che la citò nel XVI canto dell'Inferno, paragonandola al rumore dei dannati che si gettano nel fiume Flegetonte. La cascata è raggiungibile attraverso diversi percorsi escursionistici, che partono da San Benedetto in Alpe o dal Passo della Peschiera, e che offrono splendidi panorami sulle foreste casentinesi e sul Monte Lavane. La cascata dell'acquacheta è un luogo di grande fascino e bellezza naturale, dove si può ammirare la forza e la vita dell'acqua.

Il vulcano del Monte Busca è noto anche come il vulcano più piccolo del mondo e si trova in Italia, sulle colline romagnole tra la val Tramazzo e la val Montone.
Il vulcano si erge sul monte Busca, che ha un'altitudine di 740 metri sul livello del mare e si raggiunge in circa 15 minuti da Tredozio o da Portico di Romagna, o in circa un'ora da Cesena o da Forlì. Più esattamente siamo nella località Inferno (un nome molto appropriato) del piccolo comune di Tredozio. In realtà si tratta di un fenomeno diverso da un vulcano. È infatti una fonte di metano continua che emerge dal suolo e che viene apposta incendiata per evitare dispersioni di gas.